{"id":2276,"date":"2013-10-07T16:57:06","date_gmt":"2013-10-07T16:57:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lealta-azione.it\/?p=2276"},"modified":"2013-10-07T16:57:06","modified_gmt":"2013-10-07T16:57:06","slug":"recensione-valori-corporativi-di-rutilio-servoni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lealta-azione.it\/home\/2013\/10\/07\/recensione-valori-corporativi-di-rutilio-servoni\/","title":{"rendered":"Recensione: \u201cValori Corporativi\u201d di Rutilio Servoni"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.gruppo-alpha.it\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Sermonti.jpg\" data-slb-group=\"59\" data-slb-active=\"1\" data-slb-internal=\"0\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-61 alignleft\" src=\"http:\/\/www.gruppo-alpha.it\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Sermonti.jpg\" alt=\"Sermonti\" width=\"261\" height=\"304\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le variegate letture estive non universitarie ci siamo imbattuti in un libro di Rutilio Sermonti, \u201cValori Corporativi\u201d. Rutilio Sermonti, novantatre anni compiuti ad agosto, \u00e8 partito in guerra nel 1940 e non \u00e8 pi\u00f9 tornato. Come lo si definisce nella pubblicistica d\u2019Area: Combattente della Repubblica Sociale, fondatore del Movimento Sociale Italiano, e figura di spessore dell\u2019area nazional-rivoluzionaria, \u00e8 ancora oggi un esempio di Fedelt\u00e0 per tutti quei giovani \u201cnati nel tempo sbagliato\u201d che scelgono di portare avanti la rivolta contro il Mondo Moderno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Autore di numerose altre opere, come il \u201cManuale del Militante Nazionale-Popolare\u201d e \u201cUna vita di Fede e testimonianza\u201d, l\u2019Autore si contraddistingue anzitutto per due caratteristiche: la sua vastissima cultura (che spazia dalla Storia al Diritto, dalla filosofia alla scienza) e nel contempo una capacit\u00e0 di esposizione sintetica e comprensibile al lettore che potr\u00e0 fare dei suoi testi un formidabile strumento di battaglia metapolitica e culturale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il libro \u201cValori Corporativi\u201d \u00e8 stato edito nel 1984. Anzitutto, rispondiamo ad una prima obiezione che potrebbe esserci rivolta: che senso ha oggi parlare dell\u2019attualit\u00e0 di un libro che ripropone un sistema attuato nel secolo scorso, nell\u2019era dell\u2019economia finanziaria e del turbo-capitalismo sfrenato, e venticinque anni dopo il crollo del \u201csocialismo reale\u201d?<strong>\u00a0<\/strong>La risposta non \u00e8 difficile: oggi ancora pi\u00f9 di ieri, perch\u00e8 proprio<strong>\u00a0il fallimento del \u201csocialismo reale\u201d e i nefasti danni del <img decoding=\"async\" class=\" wp-image-62 alignleft\" src=\"http:\/\/www.gruppo-alpha.it\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/Corporativismo-e1407619644291.jpg\" alt=\"Corporativismo\" width=\"223\" height=\"359\" \/>capitalismo finanziario rendono attuale la ricerca di una Terza Via<\/strong>. Del resto, a proposito di guardare al passato, cosa pretenderebbero d\u2019insegnare gli attuali dirigenti dell\u2019economia, che hanno riesumato la gi\u00e0 vetusta economia capitalistica ottocentesca nel suo aspetto estremo, quello finanziario (non per niente la loro scuola economica \u00e8 detta appunto \u201cneoclassica\u201d)?<br \/>\nMa arriviamo al libro. Parlare di Corporativismo oggi significa prima di tutto fare un riferimento diretto alla legislazione sociale culminata nella Carta del Lavoro del 1927 alla quale poi segu\u00ec tutta la strutturazione dell\u2019economia in senso corporativo fino ad arrivare alla Socializzazione nel 1944.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma l\u2019Autore non vuole certo ridurre il suo libro ad una mera esposizione storiografica, e nemmeno vuole ridurre l\u2019idea corporativa ad una \u201cteoria economica\u201d applicata in un ventennio della Storia Italiana, bens\u00ec metterne in risalto gli aspetti ancora attualizzabili partendo dai principi politici e metapolitici sui quali l\u2019Idea Corporativa si fonda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui si rende necessaria una premessa storica, che l\u2019Autore non omette: il capitalismo \u00e8 anzitutto una forma mentis. Dopo il 1789, per la prima volta nella Storia, non \u00e8 stato introdotto alcun sistema filosofico, bens\u00ec \u00e8 stata imposta l\u2019ideologia dell\u2019economia e della materia come uniche direttrici della vita umana spogliata di qualunque riferimento spirituale superiore. Il Capitalismo come forma mentis quindi che vede l\u2019uomo non come uomo integrale, ma lo riduce alla sola dimensione economica. E\u2019 abbastanza sconfortante notare come il trionfo di questa visione abbia svalutato fortemente nell\u2019attuale societ\u00e0 lo studio delle materie umanistiche, perch\u00e8 non \u201ceconomicamente\u201d concepibili (del resto: l\u2019Arte o la Letteratura possono essere valutate in termini di costi \u2013 ricavi \u2013 profitti? Eppure sono campi di fondamentale importanza nella nostra Tradizione). Questo \u00e8 uno dei tanti esempi che si pu\u00f2 fare, se vogliamo restare in un ambito come quello universitario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In secondo luogo, la critica agli effetti pratici del capitalismo: il metodo adottato \u00e8 quello di analizzare gli effetti pratici per poi risalire alla questione di principio. Di fatto, e su questo punto \u00e8 impossibile anche per l\u2019autore non concordare con l\u2019analisi fatta a suo tempo dalla scuola marxista, il sistema di produzione capitalista aveva generato una dicotomia tra un\u2019oligarchia di detentori del capitale e una massa proletaria sempre pi\u00f9 impoverita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo effetto discende dall\u2019adozione di un sistema economico finalizzato escluivamente al profitto:\u00a0<strong>la forma mentis del capitalismo \u00e8 quindi la subordinazione dell\u2019uomo (visto solo come un lavoratore, cio\u00e8 come individuo inserito esclusivamente nel sistema economico) alla logica economica del profitto<\/strong>. Sono fin troppo evidenti gli effetti negativi che una simile visione provoca nei fatti.<br \/>\nOltre alla critica del capitalismo (sia come forma mentis che come sistema economico), Sermonti non risparmia certo di criticare quella che si \u00e8 creduta per troppo tempo l\u2019alternativa ma che poi non si \u00e8 dimostrata altro che una seconda versione del capitalismo: la teoria economica socialista e comunista di Marx. E\u2019 messa in evidenza la naturale continuit\u00e0 e affinit\u00e0 delle due teorie, entrambe basate sull\u2019assolutizzazione dell\u2019economia che viene eretta non pi\u00f9 a strumento ma a fine. Se il capitalismo ha generato la lotta di classe e la dicotomia tra proprietari dei Capitali e massa di proletari, il comunismo marxista non fece altro che idolatrare la lotta di classe (vista non pi\u00f9 come un problema, ma come un mezzo di lotta politica) , e di riprodurre la stessa dicotomia tra un\u2019oligarchia di proprietari del Capitale e una massa proletaria. Che nella dicotomia tra oligarchia che detiene le risorse economiche e massa proletaria le risorse siano detenute dall\u2019oligarchia finanziaria (come nell\u2019Occidente turbocapitalista) o dai funzionari di Stato (come avveniva nel \u201cparadiso\u201d sovietico) poco cambia. Interessante \u00e8 anche la parte nella quale l\u2019Autore evidenzia come tratto comune dei due sistemi economici l\u2019azione di distruzione dell\u2019agricoltura, dove avviene la distruzione della piccola-media propriet\u00e0 agricola in funzione della trasformazione dei contadini in operai agricoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019Idea Corporativa si pone come Terza Via<\/strong>\u00a0tra due facce della stessa medaglia.<br \/>\nMa si pone come Terza Via innanzitutto per tre motivi principali:\u00a0<strong>il Corporativismo, prima di essere un sistema economico, \u00e8 un principio spirituale e politico, applicato all\u2019economia.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anzitutto,\u00a0<strong>il Corporativismo non \u00e8 un prodotto dell\u2019ideologia economicista e materialista\u00a0<\/strong>: nel Corporativismo l\u2019economia \u00e8 vista come uno strumento da gestire per fini superiori, quale l\u2019elevazione qualitativa di un popolo e il supremo interesse nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In secondo luogo\u00a0<strong>il Corporativismo \u00e8 un principio<\/strong>, non un\u2019astratta teoria economica che si pretende dogmatica. Tra gli errori della Modernit\u00e0 c\u2019\u00e8 proprio quello di avere elevato una teoria economica a sistema infallibile. Sermonti fa l\u2019esempio del regime socialista di Allende in Cile, che di fronte ai disastri conseguenti alle sue politiche economiche rispose che era necessario realizzare messianicamente \u201cil socialismo\u201d. Ma per restare all\u2019attualit\u00e0 potremmo fare l\u2019esempio di tutti i vari politici ed economisti che di fronte ai disastri delle politiche economiche europee improntate al finanziarismo, al liberismo ed al monetarismo non sanno rispondere altro che \u201cdobbiamo salvare l\u2019Euro\u201d, \u201cce lo chiedono i mercati\u201d e via discorrendo con il solito copione. Il principio corporativo \u00e8 quindi applicabile nella sua essenzialit\u00e0 con i metodi pi\u00f9 consoni alle circostanze storiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il terzo motivo, altrettanto importante, \u00e8\u00a0<strong>la collocazione del Corporativismo fuori dai canoni del capitalismo, con l\u2019affermazione del primato della Politica sull\u2019economia.\u00a0<\/strong><br \/>\nChi voglia oggi attualizzare l\u2019idea corporativa deve anzitutto prendere atto del fallimento del sistema capitalista come sistema che ha elevato il profitto economico a fine esclusivo e non a mezzo. Un\u2019economia al servizio dell\u2019uomo, e non l\u2019uomo al servizio dell\u2019economia. Nella stessa filosofia greca l\u2019uomo \u00e8 definito un \u201canimale politico\u201d da Aristotele: la riduzione dell\u2019individuo alla pura dimensione economico \u00e8 un prodotto della Modernit\u00e0 assolutamente in contrasto con la vera Tradizione Europea, che \u00e8 sempre stata comunitaria e che prima del 1789 non ha mai elevato l\u2019economia a fattore esclusivo di determinazione della vita umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fuori dai canoni ideologici, ma anche fuori dai canoni economici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fondamentale \u00e8 il rigetto del dogma liberista, in favore di un recupero della Tradizione Romana nel ruolo dello Stato, in questo caso come organizzatore dell\u2019economia produttiva. Economia produttiva e reale, non certo economia parassitaria e artificiale.<br \/>\nLa Corporazione inserita nello Stato come garante della collaborazione tra Capitale e Lavoro nell\u2019interesse supremo della Nazione. Compito dello Stato \u00e8 quindi quello di organizzare l\u2019economia tramite il raggruppamento dei ceti produttivi (comprensivi sia del Capitale che del Lavoro) in modo da garantire la produzione nell\u2019interesse nazionale. Non una \u201cproletarizzazione\u201d dei lavoratori, ma una loro parificazione ai detentori del Capitale: il Lavoro e il Capitale come strumenti, non come fini. Il sistema corporativo quindi permette da l\u2019inquadramento delle categorie produttive nello Stato tramite le Corporazioni, assegnando ad esse la funzione pi\u00f9 importante: quella legislativa in materia di lavoro. Per fare un cenno storico, oltre alla ricca legislazione sociale d\u2019epoca fascista, lo sviluppo industriale e le tenuta dell\u2019Italia nella crisi del \u201929 furono possibili proprio grazie a questa idea di collaborazione tra ceti produttivi ed all\u2019inserimento del mondo del lavoro (in tutte le sue componenti) negli organi della legislazione.<br \/>\nL\u2019intervento dello Stato in economia \u00e8 nel Corporativismo visto come doveroso nel momento in cui alle dinamiche di mercato possano conseguire effetti negativi su larga scala e per favorire la produzione, senza per\u00f2 scadere in interventi che invece siano di ostacolo alla produzione stessa.<br \/>\nPotremmo fare un esempio pratico: nel Corporativismo lo Stato non interviene per rendere pi\u00f9 difficile (tramite tasse e burocrazia) la vita di un\u2019impresa, semmai interviene per difendere un settore produttivo dalla concorrenza sleale proveniente dall\u2019estero. L\u2019esatto contrario di accade oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Importante \u00e8 anche l\u2019ultimo capitolo sulla Socializzazione delle Aziende realizzata durante la Repubblica Sociale Italiana mediante il quale nelle grandi industrie di definivano modalit\u00e0 di gestione in grado di coinvolgere non solo chi deteneva il capitale, ma anche chi prestava il lavoro. Sermonti per\u00f2 ammonisce che non si trattava di un \u201cmarxismo mascherata\u201d, bens\u00ec di una maggiore responsabilizzazione dei lavoratori, che venivano cos\u00ec consapevolmente coinvolti nel processo produttivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Libri come \u201cValori Corporativi\u201d sono la migliore risposta a quella storiografia (o forse fanta-storiografia) faziosa di stampo marxista che tende a sconfessare tutte le alternative non marxiste al capitalismo come \u201ccomplotti\u201d finanziati dalle classi dominanti per impedire le loro \u201crivoluzioni proletarie\u201d (sarebbe da ricordare loro i brillanti esiti di queste \u201crivoluzioni\u201d in paesi come la Cina, dove gli operai lavorano alla stregua degli schiavi). Una storiografia sconfessata anche da autorevolissimi storici come Renzo De Felice in Italia, l\u2019americano Anthony James Gregor, o l\u2019insospettabile laburista israeliano Zeev Sthernell.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed \u00e8 anche evidente l\u2019uso volutamente distorto del termine Corporazione, tanto usato da vari personaggi come sinonimo di lobbies. Costoro dimostrano un\u2019ignoranza storica senza paragoni, dimenticando che le Corporazioni nascono fin dal Medioevo ed ebbero un ruolo fondamentale per l\u2019affermazione di spazi di rappresentanza popolare e per favorire \u2013 trasformandosi da istituzioni economiche in istituzioni politiche \u2013 la partecipazione al governo della cosa pubblica degli strati pi\u00f9 laboriosi e qualificati della popolazione. Non \u00e8 un caso che il disprezzo verso la Corporazione provenga proprio da uomini notoriamente legati a banche d\u2019affari e lobbies economiche sovranazionali, sostenitori delle \u201cliberalizzazioni\u201d il cui unico scopo \u00e8 l\u2019abbassamento salariale generalizzato che permetterebbe ai loro padroni di impadronirsi del sistema economico di intere nazioni (altro che \u201cvantaggi per i consumatori\u201d!).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta del libro giusto al momento giusto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un\u2019epoca nella quale la politica si \u00e8 fatta commissariare dal potere economico sovranazionale, dove l\u2019economia reale produttiva ha ceduto il passo a quella finanziaria, e dove la proletarizzazione dei ceti medi espropriati sistematicamente delle proprie ricchezze in favore vuoi del parassitismo statale, vuoi dell\u2019oligarchia economica sta riproducendo una dicotomia tra una minoranza che si arricchisce ed una massa sempre pi\u00f9 impoverita, non vedo come si possa considerare un libro come quello di Sermonti. Un argomento non espressamente citato dal libro (per ragioni \u201canagrafiche\u201d) \u00e8 quello della moneta-debito in mano alle banche private e contrapposta alla moneta di Stato. Chiaramente, l\u2019affermazione del primato della politica sull\u2019economia implica direttamente anche quello della sovranit\u00e0 monetaria dello Stato. Ecco perch\u00e8 un\u2019analisi di principio, come quella corporativista, rimane sempre attuabile, a differenza dell\u2019analisi marxista che rimane comunque limitata alla descrizione empirica di un sistema ancora industriale e non ancora finanziario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ed ecco perch\u00e8 Sermonti lancia un urlo: la Sovranit\u00e0 dello Stato contro il dominio dell\u2019alta finanza e del potere economico sovranazionale, la valorizzazione dell\u2019economia produttiva, la giustizia sociale del lavoro come dovere sociale contro gli squilibri del turbocapitalismo del profitto elevato a divinit\u00e0.<\/strong><br \/>\nNon si tratta di nostalgismo (detto poi da chi ha riesumato teorie economiche gi\u00e0 vetuste a fine Ottocento quest\u2019accusa pu\u00f2 solo fare ridere), semplicemente di dare risposte e linee guida a chi \u00e8 ancora convinto che non debba essere lo spread a decidere del nostro futuro.<br \/>\nInsomma, per dirla come recitava una simpatica immagine su facebook:<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">meno agende Monti, pi\u00f9 libri di Rutilio Sermonti!<\/h4>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra le variegate letture estive non universitarie ci siamo imbattuti in un libro di Rutilio Sermonti, \u201cValori Corporativi\u201d. 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